Che ne sai di qual è la mia storia, quali sono i miei ostacoli, quali i pensieri che mi portano alle scelte che critichi e giudichi.
Le tue esperienze non sono le mie, il tuo cuore non è uguale al mio e nemmeno la forza che ho può essere misurata da te.
Ognuno di noi ha una considerazione diversa della vita. Non puoi sindacare su cosa sia meglio o peggio per me. Nessuno può decidere quanto io stia soffrendo e quanto io possa comunque sorridere.
Ciò di cui ho bisogno non è il tuo bisogno.
Non volermene se non riesco ad essere felice e nemmeno se non riesco ad essere triste per le cose che non mi toccano. Non significa che non le capisco.
Il dolore crea distanze che compensano l'empatia.
Nel dolore affoghi oppure impari in fretta a nuotarci.
Nell'amore ti perdi.
Ho una grandissima capacità di creare il vuoto intorno a me. Non lo decido. Avviene. Praticamente è un dono o un sortilegio.
Improvvisamente mi ritrovo sola, senza interlocutori, senza abbracci.
Senza anima viva a cui darmi.
Penso. Sorrido.
Mi rifugio in qualcosa di etereo.
Il desiderio di stare bene.
Il cuore che batte.
Appare quel senso di fiducia che ti fa sentire vivo.
Mi preoccupo, mi ascolto.
Eccolo... il panico improvviso.
Le paure che emergono e mi tirano i capelli, mi danno calci sotto al tavolo e mi prendono in giro.
L'insicurezza.
Le parole hanno significati, così come i gesti, i modi e i sottointesi... si può giocare, ridere ed esser spensierati, ma, alla fine, ognuno di noi percepisce le cose di cui ha bisogno, sente quello che gli serve, prende quel che desidera.
E poi il nulla.
C'è così tanto rumore nella solitudine.
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