giovedì 9 maggio 2013

Sottovoce

 (scritto in febbraio, ma va bene anche oggi)
Più volte nell'arco delle giornate, mi sale la rabbia. Il dolore. Quel senso di ingiustizia per quel che devo sopportare, nel lavoro, in famiglia, negli affetti, nell'amore negato.
Mi metto perennemente in discussione, non riposo mai la mente.
Partono i pensieri negativi, il fastidio verso i comportamenti, l'ira per la non comprensione nei miei riguardi, la frustrazione del non sentirmi adeguata, amata, voluta, accolta.
Spaccherei il mondo, ma più spesso è il mondo che devasta me.
Provo ad ascoltare i consigli di chi mi dice che dovrei esternare, urlare, inveire, sfogare; ma le rare volte in cui esplodo subentra il senso di colpa che si appropria del vuoto in cui mi lasciano le reazioni aggressive.
Così, all'apice della rabbia, penso a quello che sento dentro di me e, nonostante tutto, l'unica cosa che mi placa davvero è ascoltare ed esprimere il bene che provo.
Prima o poi qualcuno lo conserverà.


"Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino,
non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà
un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più
la strada per tornare."

Mahatma Gandhi

Nessun commento:

Posta un commento